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	<title>città del messico &#8211; Atletica GS Marconi Cassola</title>
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		<title>Mennea story. Quel 12 settembre 1979, il giorno più bello di Pietro il Grandissimo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Strati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Sep 2023 19:52:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il più grande di tutti. Bello il racconto del memorabile 19&#8243;72, sui 200 metri, di Città del Messico, ripreso dalla rivista Atletica del settembre 1979 e riproposto dal sito Fidal. Nella foto il podio dell&#8217;oro di Mosca, 1980, l&#8217;apoteosi olimpica (foto archivio Fidal)============== Città del Messico, l&#8217;altura, il tartan, lo Stadio Olimpico, i primati. Chi [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="614" height="337" src="https://www.atleticassola.com/wp-content/uploads/2023/09/MENNEA-MOSCA-1980.jpg" alt="" class="wp-image-2157" srcset="https://www.atleticassola.com/wp-content/uploads/2023/09/MENNEA-MOSCA-1980.jpg 614w, https://www.atleticassola.com/wp-content/uploads/2023/09/MENNEA-MOSCA-1980-300x165.jpg 300w" sizes="(max-width: 614px) 100vw, 614px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Il più grande di tutti. Bello il racconto del memorabile 19&#8243;72, sui 200 metri, di Città del Messico, ripreso dalla rivista Atletica del settembre 1979 e riproposto dal sito Fidal</em></strong>. <em>Nella foto il podio dell&#8217;oro di Mosca, 1980, l&#8217;apoteosi olimpica (foto archivio Fidal)</em><br>==============</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Città del Messico, l&#8217;altura, il tartan, lo Stadio Olimpico, i primati.</strong> Chi è tornato nella capitale messicana a distanza di 11 anni dai Giochi, si è trovato di colpo riproiettato in dietro nel tempo, riproponendo a se stesso e agli altri, discorsi, problemi ed emozioni di allora. Qualcuno tentava di convincersi che non erano pochi gli anni trascorsi, puntato l&#8217;indice accusatore sulla città («Non è più quella. Il traffico l&#8217;ha fatto impazzire»), o sul pubblico («allora lo stadio era una macchia di colore e di entusiasmo. Oggi è triste visione di scalee vuote»). Ma c&#8217;era qualcosa di più. Allora gli atleti erano Beamon, Smith, Evans, Keino, Hemery, Fosbury, Saneyev; oggi, tutto, per noi italiani, sembrava ruotare essenzialmente intorno ad un unico nome, quello di <strong>Pietro Mennea</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;atleta azzurro era stato l&#8217;unico dei campioni presenti in gara sulla pista dello «Estadio Olimpico de la Ciudad Universitaria» ad aver capito il senso di un&#8217;<strong>occasione più unica che rara</strong>. Aveva rinunciato a Zurigo, aveva rinunciato a Montreal. Altri (vedi Schmid) pensavano di poter sfruttare tutto, ma sono arrivati con il fiato più grosso di quello che i 2000 metri di Città del Messico dovevano provocare. E quando hanno capito, cercando di tirar fuori le energie residue, hanno dovuto fare i conti anche con il maltempo, puntuale ogni pomeriggio ad ostacolare le gare. Ma la pioggia ha invece risparmiato Pietro Mennea, come se avesse capito che per l&#8217;azzurro queste <strong>Universiadi </strong>erano qualcosa di più che una semplice gara. Mennea non si è tirato indietro e non ha mancato l&#8217;occasione. Ha compreso subito, dopo il meeting pre-universitario (19.8 manuale sui 200 e il primato europeo dei 100 strappato a <strong>Valery Borzov</strong> con 10.01) che tutto coincideva come nelle aspettative. La programmazione dell&#8217;allenamento era stata ancora una volta precisa. L&#8217;atleta era in forma. L&#8217;altitudine ancora una volta rendeva leggeri. Ma &#8211; ci si chiedeva &#8211; potrà la sua volata pareggiare quella di <strong>Tommie Smith</strong>? Tutti allora ad essere un po’ scettici, ricordando la splendida immagine di un nero alto ed elegante che correva a braccia alzate, appena sfiorando con i piedi la pista.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="422" height="315" src="https://www.atleticassola.com/wp-content/uploads/2023/09/Mennea1972_OK.jpg" alt="" class="wp-image-2162" srcset="https://www.atleticassola.com/wp-content/uploads/2023/09/Mennea1972_OK.jpg 422w, https://www.atleticassola.com/wp-content/uploads/2023/09/Mennea1972_OK-300x224.jpg 300w" sizes="(max-width: 422px) 100vw, 422px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Città del Messico 1979. L&#8217;arrivo con il tempo record alle Universiadi</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Si fremeva aspettando i giorni della verità. Si aveva tempo per ammirare lo statunitense <strong>Roberson</strong> nei 100 metri e gioire per i progressi di <strong>Caravani</strong>. Si poteva mettere dentro la «Sacca dei primati» già il record della Miano nei 100 metri, e anche confortare la grande Sara per una nuova e quanto mai sfortunata esibizione. Poi le Universiadi diventavano tutte di Pietro Mennea. L&#8217;atleta e <strong>Vittori </strong>sceglievano la tattica: tirare in tutte e tre le gare, batterie, semifinali e finale. «Aspettare solo l&#8217;ultimo turno sarebbe un rischio, con le gambe più pesanti; e poi chissà se la pioggia avrà voglia di essere sempre compiacente?».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>10 settembre, batterie dei 200 metri </strong>&#8211; Mennea deve aspettare prima della sua, otto turni. Ma quando vede che il tempo dà tregua e i buoni risultati che gli altri hanno ottenuto prima di lui, non esita. Parte deciso. E&#8217; una grande volata e Borzov (20.00 a Monaco, nel 1972) è subito cancellato con 19.96. L&#8217;entusiasmo cresce. Ci si rende conto che Smith è più vicino di quanto poteva sembrare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>11 settembre, semifinali dei 200 metri</strong> &#8211; L’aria è strana, come elettrica, ogni gesto è pesante. «Qui in altitudine &#8211; dice Vittori &#8211; un momento non vale l&#8217;altro». Mennea stavolta cerca troppo il tempo e la sua corsa pare più contratta dallo sforzo. Il cronometro sul grande tabellone dello stadio gli assegna un 20.04 che fa nascere una <strong>smorfia</strong> sul volto dell&#8217;atleta. Ci si accorge di disprezzare ciò che per tutti sarebbe oro lucente. Anche Vittori è pessimista: «Domani l&#8217;atleta avrà sulle gambe le due gare. Sarà dura. Vedremo».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>12 settembre, finale dei 200 metri</strong> &#8211; Sono le 15.15 quando Mennea si piazza in quarta corsia; in seconda c&#8217;è il polacco Dunecki, mentre l&#8217;inglese di colore Bennett è in ottava. C&#8217;è vento, ma sembra che spiri contrario al rettilineo d&#8217;arrivo. (Dopo la gara l&#8217;anemometro offrirà un 1,8 metri a favore che poco convincerà Vittori). Allo sparo dello starter Mennea pare <strong>un proiettile</strong> che esce dalla canna di una pistola. Chi ha l&#8217;occhio esperto avverte che l&#8217;avvio è stato straordinario: pieno di rabbia, ma deciso e coordinato. La corsa si sviluppa magnificamente; la progressione è eccezionale. Dai 100 ai 150 Mennea ha una marcia in più rispetto agli avversari, in particolare a Dunecki che si batte da campione. Solo negli ultimi metri Pietro si indurisce leggermente, ma ormai è fatta. Non si crede quasi al responso del cronometro: 19.72! Tommie Smith, il grande Tommie Smith, dopo 11 anni è cancellato da un atleta italiano, un velocista che ha costruito i suoi successi con un impegno e una volontà straordinari, seguito da un tecnico, Carlo Vittori, che conferma con risultati alla mano di conoscere come pochi il suo mestiere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gioisce Nebiolo e con lui Vittori, Rossi, Giovannelli, Coiana, il bravo e indispensabile Roccheti, tutti coloro che subito gli accorrono accanto per festeggiarlo. E&#8217; il giorno più bello per Pietro che con questa impresa sale davvero nell&#8217;olimpo nella velocità, accanto agli Owens, ai Berruti, agli Smith, ai Borzov. Mennea, però, siamo sicuri <strong>pensa già al 1980, a Mosca</strong>. Sa bene che questo primato diverrà imbattibile se saprà accompagnarlo con la medaglia d&#8217;oro. Allora la sua carriera avrebbe davvero pochi riscontri nella storia della velocità.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><em>L&#8217;arrivo dell&#8217;oro olimpico di Mosca 1980, dopo un fantastico recupero</em></p>
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